L' Angolo del Maestro

 

 

"SUTOR NE ULTRA CREPIDAM"

 

 

 

Or tu chi se’, che vuo’ sedere a scranna,

per giudicar di lungi mille miglia

 

con la veduta corta d’una spanna?



NON CHIUDIAMOCI IN NOI STESSI !!!

E' il pericolo insito in ognuno di noi, supportati dal proprio blog, dal proprio libro, dal proprio sito, copiato ed incollato attraverso il quale siamo convinti di raggiungere la meta sul nostro veliero.

non dico che dobbiamo disorientarci con troppo materiale, però confrontarsi è d'obbligo, è doveroso.

Le idee migliori sono proprietà di tutti come afferma il saggio Seneca, e la propria scheda di lavoro, visionata dal collega, si arricchisce di varianti che la rendono plastica, migliore, con accorgimenti ai quali noi non avevamo pensato.

La sede è il punto di incontro, dove si parla di Calcio (o almeno ci si prova), dove si fà vedere ai colleghi cosa stiamo facendo, ci scambiamo schede, esercitazioni, lavori, destrutturati da chi è preposto a prepararli. 

Non dobbiamo essere permalosi, nè gelosi, di quanto conosciamo poichè non si finisce mai di imparare per poter meglio insegnare. 

Disse Lippi, che una palla ferma proposta alla sua nazionale, l'aveva vista seguendo un giorno una seduta di allenamento della 3à categoria.

Anche l'umiltà si allena. 

 

IL Maestro. 

IL TIFO POSITIVO

Finale torneo Ciccolentino: clima sportivo ma parliamo senza maschera, emozioni non alla portata di tutti i bambini protagonisti, pur nella piu' assoluta compostezza.

Nella prima Finale, partenza a razzo dei Piccoli Amici della S.G.Bosco che meritatamente si portano sul 3-0.

Quando sembrava oramai impossibile, time-out chiamato dal Maestro, e grande reazione dei nostri, che sono riusciti a ribaltare vincendo 4-3.

Questi i loro nomi: De Vito, Bartolozzi, Bacocco, Martorella, Dezzi, Cunzi, Breccolini, Fratarcangeli, Gennari, Castellani, Nardi. 

Terminata la gara dei 2012, sono entrati in campo i 2011.

Và fatta una chiosa su questa partita, sottolineando l'operato del responsabile Fabio Andreucci che con il suo stile ha convinto tutti che non avere a disposizione per questa finale il bravo marco betti non doveva costituire un' alibi nè un' attenuante.

I nostri Piccoli Amici hanno recepito iol messaggio e pur avendo perduto il primo tempo sono riusciti a ribaltare il risultato esprimendo un buon calcio, giocando con passione ed emozionando le mamme tutte in particolare, le quali hanno "tifato" vcorrettamente ma calorosamente per tutto il tempo.

La stessa FIGC stimola il tifo positivo e la partecipazione attiva, per cui complimenti davvero alle nostre ..."mamme ultras".

visibilmente felice Matteo Leonori .

Questi i ragazzi: Persichetti, Diomedi, Ceccarelli, Diluvio, De Angelis, Fiori, Valigi, Maitini, Betti. 


La "partita" ........ dei piccoli 

E' d'attualità disquisire sul valore e la modalità della partita dei bambini.                                                              L'impressione che si percepisce è che negli ultimi tempi si è intuito che il sistema calcistico italiano non è certo un modello da perseguire.                                                                                  Le divergenze sono incentrate su come debba svolgersi la partita.                                                             

Partiamo da un dato di fatto: ai bambini, da che mondo è mondo, piace la partita, la richiedono anche in allenamento. "Quando facciamo la partita?" E' la domanda che ci pongono nel corso della seduta con insistenza.                                                                                    Diceva Bruno Conti, in uno dei convegni ai quali abbiamo partecipato " se chiedi ad un bambino cosa preferisce fare in allenamento, la risposta è inequivocabile - tiri in porta e partite".          

Quando il calcio si giocava in strada con le porte fatte con due sassi, senza traversa, con linee immaginarie e ogni tre calci d'angolo si batteva il rigore, tra litigi laddove prevaleva il più prepotente o il padrone del pallone, o meglio della palla..... non c'erano i "grandi" a comandare le giocate e ad interferire nel gioco.                                                                                                                   

La fantasia era al potere come afferma Pastorin e per dirla alla Jorge Valdano ".... vi erano anche pillole di ingiustizia tanto per abituarsi da piccoli.....".                                                                                              

Secondo me non è tanto questione di giocare il 2>2, o il 3>3, ancor più significativo e caro al compianto Horst Wein, va bene anche il 5>5, ma è il contesto che va modulato.                          

Tutti ci appropriamo della partita dei bambini, come afferma Luigia Castelli psicopedagogista dell'Atalanta.

E' questo il focus del problema.                                                                                            

Gli incontri che definiamo alternativi, tra più società, sopperendo ai disagi logistici che esistono si sa bene, permettono che la giornata di calcio venga vissuta serenamente, poichè non si tiene il conteggio dei goal e le parate dei portierini.

Al termine che sia una festa attraverso il 3° tempo, come ci insegnano le "mamme del rugby" per le quali oramai è un rito tale comportamento, in tale contesto i Piccoli Amici disputano anche il 5/5 e nulla da ridire, avendo in torno a se' istruttori che parlano e sorridono fra loro, e si accorgono che vi è "aria di festa" e si stà instaurando "fratellanza", di cui c'è veramente bisogno.

A margine di questa disquisizione aggiungo che tali "giornate alternative" essendo chiaramente periodiche ovvierebbero alle

stucchevoli settimanali partite con cadenza di un calendario che in questa categoria non ha senso di essere per varie

motivazioni, legate all' "ambiente psicologico" del bambino che tutti pensano di conoscere senza averne le competenze specifiche, che dovrebbero tener conto dei reali bisogni dei bambini.     

IL Maestro                                                                         

  

Il bambino ..... questo sconosciuto ! 

 

E' arrivato quanto meno per me, di chiedersi: ha senso educare al calcio i bambini?                                           

Il calcio è uno sport popolare che nasce nella strada, quando le porte si facevano con i libri della scuola o con i sassi e si giocava con un barattolo o una palla di pezza cucite dentro una vecchia calza.               

Afferma Mario Sconcerti noto giornalista e opinionista televisivo: "la più grande rivoluzione calcistica è che per giocare i bambini devono pagare".

Chi è il bambino a noi affidato? Siamo sicuri di proporre a lui il giusto insegnamento? Il bambino è sempre uno "sconosciuto", alla ricerca della "immagine di sé" che noi possiamo favorire o ritardare in base alle nostre proposte.

Quanto sono diversi tra loro!                          

Timidi, spavaldi, insicuri, tristi, gioiosi, pavidi, impavidi, turbolenti, fragili emotivamente, bisognosi di affetto, scontrosi......, ma ognuno di noi come può gestire tanta molteplice varietà di espressioni caratteriali?

Occorre competenza.....disponibilità......dolcezza.....severità.....chi ha l'ordine di "allenare" una squadra e gestire un gruppo di bambini, la domanda che deve porsi è: "come sono, chi sono, quanto sto bene con me stesso oggi per far giocare i miei piccoli amici o primi calci? Sono capace di lasciare fuori dal campo le mie preoccupazioni, i miei problemi?"

Rimbalza il pallone e loro sono lì sfidandosi nei duelli, dribblando, tirando secondo le loro capacità, i propri prerequisiti, la propria fantasia che va ovattata: eppure c'è lui " il mister" fissato del passaggio che dice "bravissimo" solo a chi lo effettua e lui il bambino per essere apprezzato passa la palla, lui che amava fare il "numero" ad effetto con l'altro istruttore ed ora non ci prova più per compiacere l'attuale "grande".

C'è poi la partita che tanto piace ai genitori, ai nonni e di cui tutti si appropriano, e la partita si disputa non per divertirsi, ma per vincere è normale, non prendiamoci in giro. Sono incontri stucchevoli, ripetitivi, giocati sempre con le medesime società tra grida più o meno nella norma e con qualche adulto pronto a cronometrare i minuti giocare del proprio "amore", senza comprendere che anche "pillole di ingiustizia" ammesso che siano tali preparano alle difficoltà della vita futura del bambino. Basterebbe guardare oltre l'orizzonte e conoscere quanto avviene oltre Manica e oltre Alpi, lassù in Belgio o là in Inghilterra dove i piccoli giocano 2>2, 3>3 e non ogni fine settimana, ma periodicamente disputando nella stessa giornata tante gare, senza classifica, facendo e subendo goal che nessuno registra e scegliendo avversari che hanno la stessa idea di calcio e sempre diversi e trovandosi a fine giornata a festeggiare con il 3° tempo laddove le solerti mamme e nonne hanno preparato un rinfresco invitante con torte fatte in case e l'amicizia è palpabile. Utopia tutto ciò!                                     

Assolutamente no, basta cambiare la balorda idea di calcio che attualmente gestisce il sistema.

 

 

                                                                                                                                          IL MAESTRO   

Nel segno della befana .....

Non sempre fortunatamente la partita dei bambini ci riserva amarezze.

Il giorno della Befana ci siamo confrontati con i 2011 dell'Accademia.

Avevo preparato il tutto in modo accogliente, dallo spogliatoio al campo di gioco. Il loro giovane istruttore si è presentato con il sorriso, salutandosi calorosamente con il nostro Matteo Leonori. Sono state formate 4 squadre che hanno giocato in contemporanea mischiandosi i componenti delle due società.

Mentre i bambini giocavano serenamente, i genitori conversavano un pò distaccati da quanto avveniva in campo per ovvi motivi essendo relativamente disorientati dal fatto che era stupido tale confronto, ai loro occhi.

Poi si è iniziata la partita, ma sta di fatto, il clima che si era creato ha indotto gli adulti ad assistere senza alcun eccesso e davvero sportivamente. Tante le reti, sottolineate da applausi  per tutti, poi si è formata una unica catena che ha salutato genitori e nonni sorridenti e tutti sotto la doccia.

C'è speranza se questo accade.....

C'è speranza che la partita dei bambini possa essere festosa, agonisticamente valida, ma gioiosa. Quindi ancora complimenti ai due istruttori, al responsabile Fabio Andreucci, un valore aggiunto per la nostra società, il cui stile inconfondibile lo contraddistingue in ogni circostanza; un plauso ai genitori e nonni di ambedue le scuole calcio e ai bambini tutti che danno un senso al gioco calcio che tanto li affascina.

Se infine lo ritenete giusto mi felicito con me stesso quando una mattinata di calcio, nel giorno della Befana, riesce talmente bene.

Sta di fatto, rimango sempre dell'opinione, che stilare un calendario che obbliga a giocare ogni settimana ad imitazione dei grandi non abbia senso.

Lo chiamiamo settore giovanile scolastico, ebbene è come se ogni sabato le diverse scuole elementari dovessero congratularsi sulle materie scolastiche fra loro.

Avrebbe senso ciò? "Ma è un gioco quello del calcio?"

Può obiettare qualcuno; ma proprio per questo rinchiuderlo in un obbligo settimanale non ha senso. Oltremanica e nei  paesi del Nord Europa il tutto si svolge in modo diverso e ne parleremo prossimamente e dettagliatamente.

 

 

Il Maestro 

 

Caro anno nuovo ......

Cosa posso dirti, portaci salute. Pace in famiglia e con gli altri, lavoro per chi ha problemi, e fai tornare la Ternana in serie B!!!

Alla famiglia Campitello  consolida concordia, rispetto e fai in modo che non si bestemmi, che è volgare questo malvezzo!!

Per i nostri calciatori, fai in modo che migliorino e che i loro genitori capiscano che giocare a calcio è un'attività bella ma vi sono i tecnici che stabiliscono i minuti concessi ad ognuno nella partita; qualche pillola di "ingiustizia" ammesso che sia tale, aiuta a vaccinarsi contro ciò che la vita potrebbe riservare loro in futuro. Caro Anno Nuovo .......fai in modo che torni a buttare la fontana di Piazza Tacito, vederla incartata fa davvero male al cuore dei ternani.

Fai risorgere il vetusto cinema Verdi che era un gioiello, ora in pieno degrado come Cardeto e altre zone di Terni.                       

Corso Tacito!!! Era il salotto dei ternani che amavano l'eleganza e il gusto delle cose belle.

Ci auguriamo che l'economia della nostra città torni a far riaprire i tanti negozi che stanno chiudendo per diversi motivi. Peccato per i tantissimi pini abbattuti, ma sembra sia stata necessaria tale operazione.

Caro Anno Nuovo, noi tifosi rimpiangiamo il manto erboso del Liberati, fatto smantellare dall'assurda idea del signor Zadotti.

Sulla questione antistadio stendiamo un velo pietoso.

Fa freddo, è normale, il cielo è sereno, ma dall'alto una cortina marrone che da qui non percepiamo veleggio sopra la città, dove secondo esperti in merito si sta a rischio.

Caro Anno Nuovo fai in modo che l'aria di Terni possa essere respirabile e la città vivibile.       

Ci auguriamo, tornando allo sport, che gli atleti ternani continuino a primeggiare, vedi Foconi, vedi Petrucci ed altri e che le Fere ci regalino la serie B che tanto ci manca, te lo chiedo a nome di tanti tifosi che ha amato questi colori da sempre e prende le distanze da chi si è accostato alla nostra squadra del cuore all'ultim'ora. 

"Fere ce se nasce"

 Il Maestro    

 

Repetita Iuvant

"Il bambino ha diritto di non essere un campione", recita uno dei principi UEFA, ma ammoniva Savarese presidente allenatori calcio dilettanti "il bambino ha diritto di sognare di diventare campione".               

Conciliare questi due principi è uno degli aspetti, o meglio è l'aspetto più difficile da mettere in pratica, soprattutto per le interferenze degli adulti, dei "grandi" come li definisce Claudio Bianchera , specialista del gioco, nel suo libro "tana libera tutti". Oggi si organizzano convegni riguardanti l'argomento "C'era una volta il gioco di strada", sto parlando del tempo in cui non vi erano scuole calcio e come ricorda Gianni Rivera, "le porte le facevamo con due sassi o i libri della scuola". Vigeva la legge della strada, chi era in sovrappeso finirà in porta, i bravi giocavano in un ruolo definito " a sotto" cioè comandavano il gioco, i meno bravi lungo l'immaginaria linea laterale. Le squadre si formavano con la conta e i due più bravi, o il padrone del pallone o il più prepotente "buttava giù" pari o dispari e si creavano le due squadre, quelli "scarsi" erano chiamati a giocare per ultimi. Non c'era nessuno a proteggerti, tanto per capirci, "vi erano anche pillole di ingiustizia" come scrive Jorge Valdano nel suo libro -le undici virtù del leader-. "La più grande rivoluzione nel calcio" affermava tempo fa il giornalista Mario Sconcerti " è che per giocare oggi si deve pagare".

Scomparso il gioco di strada nascono le scuole calcio laddove un bambino non vi ha ancora messo piede, ed ecco la solerte mamma delusa che il proprio "amore" non è convocato per una partita, senza prendere atto e consapevolezza che vi è partita e partita, confronto e confronto.

Buttare nella mischia un bambino che non ha ancora adeguati prerequisiti e che non è in grado, non dico di saper giocare che è il secondo gradino del percorso, ma che non è nelle condizioni del poter giocare, vale a dire non ha un minimo di confidenza con la palla, equivale a fare del male al bambino.

La nostra sensibilità, ma soprattutto la nostra esperienza e COMPETENZA ci fa apparire antipatici, ma sappiamo noi come regolare il percorso didattico del bambino a noi affidato. Tutti hanno diritto a frequentare una scuola calcio, ma siamo noi a stabilire quali sono le competizioni appropriate per ogni singolo bambino.

Non sono ammesse nella nostra scuola calcio interferenze nell'ambito tecnico e decisionale in merito alle convocazioni per scendere nel contesto che sta tanto a cuore a tutti i genitori. Noi abbiamo attenzioni per ogni bambino, ma non possiamo trascurare il talento o coloro che pur non essendo tali hanno spiccati prerequisiti e sognano di diventare campioni.     

Comprendiamo che ad ogni mamma faccia piacere vedere il proprio gioiello vestito con la maglia ufficiale e scendere in campo aldilà che non tocchi mai la palla, aldilà che non si orienti nel campetto, che non sappia calciare, non dico tirare in porta; ma i nostri obiettivi guardano verso altri orizzonti, non a caso siamo Scuola Calcio Elitè.

Ciò vuol dire che la partita da disputeranno solo i bravi?

No.

Assolutamente.

Il 3>3, il 2>2, i giochi di strada adatti al calcio, tutti hanno diritto di praticarli, ma in certi confronti, in torneo competitivi, (Cioccolentino), vedi quelli fuori provincia e regione presenteremo solo coloro che sono in grado di -saper giocare-.

Con questo nulla c'è di definitivo, i bambini sono imprevedibili, e se sono in possesso di prerequisiti hanno la possibilità di migliorare le loro prestazioni, ma per ottenere qualcosa di positivo, anche la famiglia recita un ruolo significativo e in sintonia con lo staff tecnico deve saper valutare e attendere che il bambino trovi la cosiddetta "immagine di sè" che è la sintesi delle sue paure, delle sue incertezze, delle sue emozioni, e a volte inserirlo in un contesto gara non adatto alle sue capacità è assolutamente negativo.

D'altronde un altro principio UEFA recita "il bambino ha diritto a confrontarsi con avversari nei riguardi dei quali abbia stesse possibilità di successo".

Abbiate fiducia. 

Il Maestro

 

 QUANDO IL CALCIO E'....... EMOZIONE

E' buio, è piovuto incessantemente ma sono stato in campo con 4 piccoli amici: Curri Cristian, Dezi Matteo, Bartolozzi  Mattia e Bacocco Tommaso.  Hanno disputato un mini torneo 2>2 a 4 porte con una intensità sorprendente, bello a vedersi. Nella fase iniziale tanta conduzione e goal in porticine al mio segnale.             Posso affermare che si sono davvero divertiti con tanto impegno. Sono le 17.10 e ho preparato la seduta per i 2013 che avrò domani; c'è silenzio ho fatto la doccia e sto leggendo il libro "il senso del gioco" di Francesco D'Arrigo. Mi giunge incessante, la voce di mister Finauro che incita i suoi allievi; è un personaggio innamorato del pallone; non va di corsa pur risiedendo a Foligno e spesso se ha un'ora libera si mette a disposizione di un collega, lo fa di norma con Francesco Micheli. Tutti noi lo apprezziamo per il suo curriculum da calciatore e per il suo stile; domenica mattina indossava un grigio spezzato giacca blu camicia bianca davvero elegante. Mi ha fatti rievocare il mio trascorso alla narnese allorchè mister Berrettini affermava che l'allenatore deve avere stile nel vestire, il giorno della gara. La voce di Finauro supera il decibel. Oggi ho ancor più elogiato Lorenzo Fiori un bambino che viene da Avigliano e non ha saltato un allenamento, spesso lo accompagna il nonno, siamo felici di averlo con noi il Messi di Avigliano.

 


PIOVE....  mister ma ci alleniamo ??? 
La natura fa il suo corso; siamo entrati nella stagione invernale, pioggia, freddo e noi siamo qui ad allenarci, adattandoci insieme ai ragazzi all'ambiente climatico che può mettere dubbi a qualche genitore, ed è comprensibile. Entriamo quindi nella problematica avvalendoci del supporto di esperti in merito all'abbigliamento adeguato. E' consigliabile utilizzare scaldamuscoli, maglie termiche che permettono di trattenere il calore prodotto dal corpo umano evitandone la dispersione e mantenendolo più caldo.          

Utile lo scaldacollo, cappellino quando non piove perchè si impregna d'acqua e soprattutto guanti. 

Il kway c'è chi consiglia di indossarlo sotto alla felpa, e non sopra. Sta di fatto, il corpo umano e quello dei ragazzi esce potenziato, tonificato e pure il sistema immunitario. Anche l'alimentazione nel periodo invernale recita un ruolo importante per i ragazzi che praticano il calcio. La doccia calda è chiaramente fondamentale e rimuove tutti i rischi di raffreddamento, rimuove tutte le tossine, anzi vi sono ragazzi che leggermente raffreddati, dopo una doccia calda, ne escono in condizioni migliorate. Nei più piccoli, l'incidenza e la durata del raffreddore nella stagione fredda possono essere diminuite effettuando lavaggi nasali con soluzione fisiologica o acque termali, reperibili in farmacia. Assumere liquidi caldi (latte,tè,camomilla,....) dopo l'attività fisica all'aperto. Torneremo sull'argomento ALIMENTAZIONE, avvalendoci di esperti in merito, sta di fatto che la vitamina C è essenziale come la vitamina D.                  

Cibi come frutta e verdura ..... consigliatissimi.                                                                                             

Invitiamo a consultare "L'alimentazione del bambino e dell'adolescente sportivo"; entra nello specifico in modo pregnante. Altro sito importante: "Bambini e Alimentazione:come prepararsi all'inverno?"                   

Il miele di acacia ed eucalipto con aggiunta di gocce di limone, utili quando compare la tosse.                           

Importante quando si esce dallo spogliatoio dopo la doccia, indossare un berretto di lana asciutto, è quello il momento in cui si rischia di raffreddarsi, lo ammoniscono gli specialisti.

Buon allenamento pur in condizioni di tempo avverse.  

Il Maestro

 

 

Lettera aperta ai ragazzi del Campitello

E' di questi giorni la notizia che l'Under 17 della Accademy Novara è stata ritirata dal campionato di appartenenza della presidenza piemontese per gravi problemi disciplinari. (leggi l'articolo al link https://www.zonacalciofaidate.it/allievi-under-17-16-dilettanti/novara-calciatori-arroganti-lacademy-ritira-la-squadra-under-17-dal-campionato/ )

Una scelta dolorosa ma presa con fermezza. Quello della disciplina in campo, negli spogliatoi, nei riguardi del direttore di gara, sugli spalti (nel caso citato ha influito anche questo aspetto) non può essere sottovalutato assolutamente da una Società calcistica che spera nel settore giovanile. La gioventù è bella, sono i vostri migliori anni, sono gli anni dei sogni, della speranza, dell'amore, ma anche degli impegni e nel vostro caso , scuola, calcio, che devono conciliarsi al meglio. Non diventerete campioni , non tutti giocheranno per esserlo, ma chi vuole può sognare un futuro da calciatore pur se intermedio, sono tante le categorie, ma a noi, ma alle nostre famiglie, almeno spero, interessa che il vostro futuro sia foriero di un lavoro sicuro, una vita serena in tutti i sensi. Beata gioventù!! Me lo sono chiesto a volte, avessi la vostra età metterei l'orecchino? Mi farei tatuaggi? Mi colorerei i capelli dal nero al biondo? Indosserei pantaloni strappati e con il "cavallo" due palmi pendente? Non giudico ciò assolutamente. Io ero un capellone ai miei tempi e i capelloni erano criticati e giudicati, indossavo camicie avvitate, jeans scoloriti ed ero criticato dagli anziani del mio paese. Quindi tutto è lecito se la trasgressione non sconfina oltre la soglia della decenza. Un conto è il tatuaggio, un conto è un corpo pieno di tatuaggi. Un conto è l'orecchino, altra cosa è anello in bocca, sul naso....        Ma su un fatto non sono in linea con qualcuno di voi, sulla bestemmia, che è volgarità, ignoranza pura, ci sono bambini che vi ascoltano, evitate di bestemmiare, nel farlo  vi deprezzate, rendete squallidi i vostri sacrifici, perchè ne fate e meritate rispetto per voi stessi.

 

 

 

                                                                                                                         IL MAESTRO

La virtù dell' umiltà

Nei miei viaggi, stage alla ricerca di nuovi orizzonti calcistici, ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Mino Favini, il guru bergamasco, ora ritiratosi a Como da dove aveva iniziato la sua professione. L'Atalanta grazie a lui ha sfornato decine di calciatori che dal settore giovanile "hanno scavalcato la siepe" come usa dire lui, passando alla 1° squadra. "Alla base del settore giovanile c'è bisogno di una preparazione importante dei tecnici dei tecnici sempre più adeguata e approfondita; c'è sempre maggiore difficoltà a trasmettere il concetto che per arrivare nel calcio bisogna affrontare sacrifici e che oltre il talento vi sono altre fondamentali qualità: applicazione, tecnica, valori morali." Questa la sintesi di quella mattinata che ebbi l'onore di ascoltare le sue parole.                                                                           

Eravamo ad Urbino e a confronto vi erano : Atalanta, Juve, Bologna, Inter. I concetti di Favini sono sempre stati semplici e diretti. La famiglia, la scuola e l'ambiente calcio, rappresentano le tre componenti che influenzeranno in maniera decisiva lo sviluppo motivazionale dei giovani.                                              

Ammoniva Favini: " E' possibile che intorno a un bambino talentuoso di 12 anni ci sia la processione di più procuratori, nessuno dei quali si chiede quale influenza negativa può avere sul ragazzo tutto ciò. "        Riguardo alla scuola osservava: " i ragazzi oggi hanno più conoscenza ma meno cultura di base. Ho la sensazione che la vastità delle informazioni vadano poco in profondità". L'allenatore con la sua autorevolezza, in concordia con la famiglia e la "società" può assumere decisioni significative, quali quelle di escludere un calciatore da una gara per insufficiente profitto sia scolastico che calcistico; non essere convocati fa parte del gioco, essere puniti, soffrire pillole anche di ingiustizia, ammesso che siano tali, è un toccasana per la loro crescita. Vale anche per i talentuosi tutto ciò.                                            Parlando del profilo di un allenatore ideale, raccontò che Cesare Prandelli diversi anni fa allenava la Primavera dell' Atalanta e subentrò con la 1° squadra; si prospettò per lui la possibilità di partire con essa ad inizio stagione ma lui chiese di rientrare nel settore giovanile perchè non riteneva concluso il suo percorso formativo. Concluse Favini: "questo è solo un esempio di come ci si dovrebbe comportare nel calcio; avere ambizioni ma anche senso della misura e dell'umiltà che resta una virtù significativa".

 

Il Maestro

 

 

C' è speranza se accade questo ....

28 ottobre Sono le ore 10.30 di domenica; è una giornata nuvolosa con pioggia. Nel campo a 11 si gioca Campitello - Don Bosco Perugia - Regionali A1 . Nel campo a 7 si gioca Campitello - AMC 98 categoria pulcini, a seguire Campitello - Narnia categoria pulcini 2008. Poi gli allievi di Brunetti, ieri balzato agli onori della cronaca nella trasmissione "verissimo" allorchè è stato nominato da Bobo Vieri. Sopra al campetto a 5 i 2011 elitè si confrontano con l'Amerina, c'è movimento e come! Noe è cosa da poco organizzare il tutto.       Il focus oggi sulla partita dei piccoli amici. Il campo è stato disegnato, diviso in tre campetti in parallelo per il 3x3. Praticamente giocano tutti in contemporanea mamme, papà, nonni sono lì a bordo campo, tanti i goal ma nessuno conosce il risultato. Non si sente una voce. I bambini dribblano, tirano, giocano incuranti della pioggia; qualcuno storce il naso e si chiede forse "ma che partita è questa?"; qualche altro è cosciente perchè questo modo di giocare gli rievoca quello che accadeva nel suo cortile di casa.... si parla di calcio di strada; fa un nonno :"le porte le facevamo con due sassi e non indossavamo le casacchine eppure ci riconoscevamo" dice questo perchè qualcuno voleva si indossassero le casacche poichè noi avevamo maglie blu e loro celesti. Discussioni pacate, anzi simpatiche e intanto i bambini giocavano senza tifo, senza critiche, senza suggerimenti. Sono passati 25 minuti e d'accordo con il loro mister, Matteo Leonori, mi fa un cenno, ok! Basta, i bambini raccolgono i cinesini, si spostano le sei porticine e palla al centro! Si parte con tre tempi da 10" la partita è ..... la partita, però il clima è quello giusto grazie al potere che ha la Fase che la precede. La pioggia aumenta ma oramai andiamo avanti tutti hanno disputato un tempo e metà dell'altro.    Non siamo falsi e sappiamo che abbiamo realizzato sei reti subendone una. Tutti i bambini escono con il sorriso salutandosi. Matteo Leonori ha condotto la gara della nostra squadra con il suo stile come d'altronde il mister dell'Amerina. Ora  c'è un autentico temporale, tutti sotto la doccia. C'è speranza se questo accade! Questi nostri piccoli amici: Simone, Mattia, Alessandro, Nicholas, Lorenzo, Marco, Filippo, Cristian, Federico, era assente Giulio. Io ho seguito la gara vicino a Francesco Caroprese che mi faceva notare un aspetto relativo al comportamento del portierino Simone, suo nipote. Ne ho preso atto e ne terrò conto in settimana. La partita offre indicazioni che vanno estrapolate, analizzate e utilizzate per migliorarle nella seduta settimanale. Sono le ore 16.00 sono a casa una volta tanto, su TEF c'è Giovanni Pagliari che sta parlando di argomenti veramente interessanti su quello che deve essere il rapporto genitori- figli  nell'ambito calcistico, "il pallone nel tempo si sgonfia -afferma Pagliari- allora è importante che sia servito a formare ragazzi pronti per la vita".

Il Maestro

 


Anni 60 .......

Siamo nel 1960....i nostri migliori anni, quanti ne sono passati! Troppe volte abbiamo visto tramontare il sole ..... La vita ci ha riservato gioie .... e dolori. Ma non voglio scendere sul personale ma ricordare un'epoca in cui i sentimenti costituivano un valore assoluto. Quanto era diversa la nostra città!                      

 

Da Pazzaglia a Piazza Tacito, su i due lati del corso tante erano le boutique, da Barbetti ad Antonelli, da Oliva a Shunnach e poi il negozio di Casagrande dove compravamo i 45 giri di allora, allorchè si ballava il ballo della mattonella e dominavano le classifiche Peppino Di Capri, Mina, Celentano, Rita Pavone, Gino Paoli. Davanti al juke box del CDA, la nostra piscina, nascevano amicizie e amori. Corso Tacito era un salotto davvero, e Piazza Tacito con la sua fontana, con il caffè Principe costituiva il cuore di Terni. Tanta l'eleganza, eravamo forse narcisisti, ma eleganti. Ci facevamo cucire camice avvitate dalle sorelle Casadei e la stoffa andavamo a comprarla in via della vite a Roma; le magliettine di vari colori ce le confezionava Ercole, all'inizio di via Cavour. I giovani ternani si distinguevano anche a Rimini per il loro stile e Elio Tosi direttore dell' Embassy li lasciava entrare nel famoso locale in dancing dove poteva accedere solo chi aveva classe e noi l'avevamo. Si incontaravano lì, Fellini ed altri personaggi, e vi si esibivano Fred Buscaglione e Mina.       

 

 

C'erano clienti famosi come Sergio Zauli e una volta alla settimana si alternavano musica, cabaret e varietà,sfilate.

L'Embassy era inizialmente una tavola calda con annesso American bar. L'aperitivo non era inteso come oggi, allora servire cocktail era un'arte sofisticata. dopo il '68 l'Embassy è diventato anche ristorante.

Mina usò il locale riminese come trampolino di lancio.  Noi ci mischiavamo ai giovani del posto che Elio Tosi sceglieva per fare entrare pur se non consumavano niente, ma essendo ben vestiti e avendo quella che lui definiva "classe Embassy" servivano per far ballare le donne con le quali si usciva a fine serata  "il trionfo dei vitelloni". La regola dei riminesi d.o.c. era quella di "acchiappare" le ragazze straniere con la pelle chiara perchè significava che erano arrivate da poco in città. Quelle abbronzate erano in partenza.....non valeva la pena impegnarsi con loro. Oggi tutto si è trasformato e quelli come noi vivono di ricordi.

 

Il Maestro 

 

                                                                                                 

Non si finisce mai di imparare ...

per saper insegnare!

 

Allenare il bambino a giocare.....educare un bambino a correre.....insegnare al bambino come stare in campo ....

Sono domande alle quali siamo costretti a rispondere trovando le giuste soluzioni.           

"Ricordiamoci che un bambino cresce giocando" ammonisce Piaget, ed aggiunge "....bambino non farti rovinare dalla programmazione....".

Cosa intendesse il famoso psicologo è chiaro e ne scaturisce trasferendo al calcio il suo monito riferito alla scuola, la metodologia dei "contenitori" nelle categorie dei piccoli calciatori.

Ogni bambino ha il suo modo di gioire, che è la sintesi delle sue paure, del suo modo di vedere le cose, che è il suo continuo e coerente modo di vivere.       

Nel momento in cui gli proponiamo un gioco come è nel nostro caso il calcio, proponiamo a lui un ambiente con dei personaggi e delle regole; lui le interpreterà e le vivrà in modo suo particolare che sarà il suo modo di giocare.

Noi come reagiamo a questi modi di giocare?

Nella stessa situazione vediamo bambini impavidi, altri timorosi, qualcuno euforico, qualche altro annoiato, qualcuno già capace di calciare.....

Noi reagiamo con difficoltà a questa vasta gamma di comportamenti, manifestando insoddisfazione, entusiasmo, condizionati dalle varie situazioni di gioco.

Anche l'allenatore ha un suo modo di ricevere e vivere le emozioni che i bambini mettono in campo durante il gioco.

Dobbiamo renderci conto che spesso è utile ed efficace andare a lavorare su di se per riuscire a dirigere la seduta prima di esagerare con proposte tecniche che potrebbero non corrispondere alle esigenze e capacità dei nostri calciatori in erba. Io sono uno di quelli, e sbaglio, che interpreto il chiasso, la festosità dei bambini come mancanza di rispetto e di serietà nell'approccio all'allenamento e alla partita, pur essendo consapevole che è normale che i bambini esprimano divertimento non solo tramite l'agonismo.

Obbligarlo a non esprimere alcuna emozione è un bloccare il gusto ad apprendere.

Ovviamente questo non comporta l'anarchia del vale tutto, so bene che dobbiamo gestire le loro emozioni assicurando la riuscita del gioco e l'apprendimento tecnico e tattico che deve però passare attraverso il divertimento e il piacere.

Quante volte noi adulti ci siamo divertiti e compiaciuti di quanto stiamo facendo? Proviamo che nell'arco della seduta, se quel giorno stiamo bene con noi stessi, a dire ai bambini "ora siamo su sky, faccio la telecronaca delle vostre azioni...." mettiamoci tutto l'entusiasmo e vi accorgerete come si vivacizza la partita che diventa anche più efficace; ricordiamoci che per un adulto è divertente ciò che è utile... per un bambino è utile ciò che è divertente.

Il Maestro 


Il costo della vittoria e il valore della sconfitta

Partiamo da un concetto base: stiamo formando, o meglio stiamo cercando di formare giocatori pensanti, che siano in grado di prendere decisioni in campo, di guidare una squadra, di rialzarsi dalle cadute, stiamo formando, o stiamo cercando di formare i giocatori del futuro, in un calcio sempre piu' veloce, che richiede prese di decisioni rapidissime, e richiede di prendersi delle responsabilità, di osare, di rischiare ad ogni intervento.

Ma non finisce qui .... stiamo formando, o stiamo cercando di formare, ragazzi, futuri uomini, che avranno un posto nella società, ognuno il loro posto a seconda delle proprie attitudini, delle proprie competenze del proprio vissuto.

Sono a Campitello da 20 anni,  dopo un paio di campionati tra Allievi e Juniores mi sono immediatamente specializzato nel settore di base, laddove ho potuto constatare che i bambini, i ragazzi, ..i genitori, e spesso io stesso .... non sappiamo perdere. Per essere esatti non si riesce a sopportare il peso della sconfitta, del richiamo, dell' errore. 

Perso la partita ? 

colpa dell' avversario che ha imbrogliato, che era piu' grande, colpa dell' allenatore che ha sbagliato le sostituzioni, colpa del portiere che non ha parato, colpa del compagno che ha sbagliato questo o quell' intervento ...

Alcuni poi se la partita si mette male, vengono presi dal mal di testa, mal di pancia (ed attenzione che a volte che sono reali), perchè non sopportano il peso di cio' che stà accadendo in campo.

Cosa manca loro ??? ... manca la "resilienza", la resilienza è uno degli aspetti fondamentali del giocatore del futuro, ed è semplificando, la capacità di resistere alle difficoltà, ed alla fatica senza mollare.

Non si tratta sicuro di un' aspetto prettamente calcistico, la resilienza formerà il bambino, l'adolescente, l'adulto, perchè oggi tanto disagio e tanti problemi, nel modo della scuola, del lavoro, dei rapporti, degli affetti personali, perchè tanti problemi, e tante persone in difficoltà, che arrivano anche a gesti estremi per motivazioni apparentemente non poi così gravi .....

Semplicemente perchè non sanno cosa significhi dire la sofferenza, perchè non sanno cosa voglia dire non essere perfetti, perchè non sanno reagire agli errori ed ai conseguenti rimproveri .... in una parola ...."non sanno perdere" 

A questo punto rientriamo in ambito calcistico: 

Quale allenatore entra in campo per perdere ?? o peggio per partecipare ?? ...nessuno, non di certo Io !! 

Rammento ancora le parole di Horst Wein allorchè seguimmo un suo "Clinic" a Santa Sabina, con Riccrdo Viel in una fredda giornata di qualche anno fà, quando poi il giorno seguente partecipando ad un' altro Corso di aggiornamento a Petrignano di I.Zauli e Riccardo fù "folgorato" dal metodo Coerver, ce le ho stampate in testa quelle parole, quelle frasi, io che per anni prima a Narni, poi a Campitello avevo fatto un "culto" della vittoria.

disse Horst Wein:

"Quale allenatore entra in campo per perdere ? o peggio per partecipare ? nessuno ! e se il vostro allenatore è così, per carità allontanatevi !! ...non si gioca mai per perdere !! men che meno per partecipare"

Ma se dopo aver messo il massimo impegno arriva una sconfitta, le lezioni, sono, devono essere due:

1. l'avversario era piu' bravo di me

2. ho fatto degli errori che hanno permesso all' avversario di vincere.

I due punti citati, senza cercare alibi sono l'unico modo perchè il bambino, il ragazzo possa imparare una lezione per il futuro.

Fin qui tutto vero, sacrosanto, poi però c'è l'altra faccia della medaglia, veniamo al nostro lavoro quotidiano, ci permettiamo di correggere un' po' il tiro di Horst Wein ......noi preferiamo magari non vincere oggi, ma lavorare per creare ragazzi/atleti che possano vincere domani, realizzarsi nello sport che amano, cercando di esprimere al massimo il loro potenziale.

La vittoria di oggi è già passato domani, figuriamoci per un bambino di 12 anni .... 

Se vogliamo il loro bene, la loro crescita, dobbiamo alzare l'asticella di fronte a tante vittorie abbiamo il dovere di alzare loro l'asticella, le difficoltà, pena la mancanza di crescita nei ragazzi;

a cosa serve al livello giovanile un campionato intero senza sconfitte ? ... serve a poco, evidentemente non' era il livello adatto per quei giocatori ..... abbiamo perso tempo !! .. evidentemente abbiamo preferito vincere un campionato, che magari spostare alcuni ragazzi ad un livello superiore, magari coi piu' grandi per dargli l'opportunità di incontrare difficoltà adeguate al loro livello, permettendogli di perdere ... e quindi di capire dove si doveva migliorare. 

Abbiamo lavorato per noi, per noi dirigenti, per noi allenatori, per un trofeo in bacheca in piu', non per loro !

dice Horst Wein: "un tecnico che vince tutto con i giovani, non ha lavorato per il futuro dei ragazzi, ma per il proprio!"

Concludo con un dato che sciorino'  in quella fredda giornata, e mi rimase impresso, il 95% dei professionisti europei all' età di 12 anni non giocava in un vivaio professionistico, ma in una squadra dilettante.......

poi come affermiamo sempre al "nuovo" Campitello, .... "ci sono dilettanti e dilettanti "....  

Il Maestro

 


Lassù dove nidificano le Aquile

 

"Lassù .... dove nidificano l Aquile" questo slogan mi riporta indietro nel tempo , allorchè allenavo nella Narnese, mi ricorda il giornalista Danielli Giovanni, tipico personaggio che usava tale titolo quando la squadra rossoblu' nera in testa alla classifica e la "fossa dei leoni" ribolliva di tifo in quello che oggi è stato intitolato a Moreno Gubbiotti, che tutta Narni ha stimato e porta nel cuore.

Oggi utilizzo tale slogan per esaltare il Cammino della nostra prima squadra che stà sciorinando la tabellina del 3.

Marco Laureti non si esalta e predica umiltà.. e fà bene, poichè il calcio insegna che l'umiltà è un valore importante.

Tuttavia tutti noi, i tecnici, il Settore Giovanile tutto, i Genitori i pochi tifosi del quartiere sono orgogliosi di questi ragazzi che con la spavalderia tipica della gioventù mettono in pratica i dettami del loro mister. Il Campitello stà vivendo un momento magico e forse mai tutti noi ci siamo sentiti così vicini alla prima squadra proprio perchè è costituita da ragazzi cresciuti quasi tutti nel nostro settore giovanile.

Lo stesso DS Riccardo Bigi con nel cuore la nostalgia del campo si gode questo momento magico unitamente alla dirigenza e guarda "lassù dove nidificano le Aquile" .....    

 

Il Maestro 



"Le Mamme del calcio "

Oggi il "mestiere" di mamma è assai piu' difficile rispetto al passato, quando la donna era soprattutto una casalinga ed aveva tutto il tempo da dedicare alla propria famiglia. Vi vedo spesso andare di corsa e non è facile conciliare il tutto: la cura della casa, il lavoro, il corso di inglese, il calcio, il catechismo, ma voi riuscite ad organizzare, a razionalizzare al meglio la vostra giornata, anche dietro ai vostri social ai vostri giga .....

Mi accorgo che ci sono persone che trascorrono ore incollate allo smartphone. 

Io ho un vecchio Nokia e non riesco a comprendere il vostro "mondo" una questione personale diventa argomento di tutti ....

Un ragazzo ha un problema con il mister ... sul caso intevengono venti persone , ed ognuno dice la sua; si va davvero perdendo il senso dell' individualità in nome del collettivo, allora "keep calm, please wait " .... calma

Vi dò un consiglio, che tra l'altro è dettato dai pedagogisti anche loro disorientati da questo tempo che corre troppo velocemente. 

Dedicate un pomeriggio o l' intera giornata al vostro "gioiello", mi stò rivolgendo al mondo dei bambini.

Non mandatelo magari un giorno a Scuola, e vivete con lui la città, pur nel suo degrado; accompagnatelo al mercato, o dove preferite, poi tornate in casa, staccate il telefonino, spegnete la Tv e dedicatevi a lui, raccontategli una favola, fategli gustare il bello di stare con lui con serenità, ritrovando il gusto delle cose perdute, quel mondo di quando chi ha visto tante volte tramontare il sole non esiste piu'.

Quando noi "vecchi" da bambini credevamo che le lucciole fossero stelline cadute dal cielo, tanto piccolo era il nostro orizzonte.

Vi ho annoiato, ma non posso esimermi da ricordarvi di filtrare ciò che la televisione propone, anche nelle fasce non protette, violenza ... su violenza. 

Il Maestro 






IL VALORE DELLA PUNIZIONE

Mai come oggi una generazione di giovani vive altrettanto benessere e disarmante vulnerabilità. Ragazze e ragazzi crescono senza conoscere il senso della frustrazione e del dolore, che vivono aggrappati ad un presente fatto di privilegi e incerti di un futuro insicuro.

Identità fragili, spesso alle prese con famiglie fragili. Genitori altamente indecisi tra il ruolo di amici o complici, fra severità e buonismo, controlli e fiducia.

Mai come oggi i giovani devono affrontare una società incapace di prestar loro attenzione e il rispetto, i piccoli segni di affetto e i grandi ideali di cui hanno bisogno. Spesso noi adulti non siamo capaci di ascoltarli e loro sono disorientati.

Anche noi, qui nel Pianeta Calcio, ci chiediamo quale sia il confine che limita la severità e la comprensione e a volte siamo costretti a punire anche se a malincuore.

Ma ricordiamoci tutti che la Scuola è andata in crisi da quando è stata demonizzata la punizione, ed ecco poi che rimaniamo sbalorditi allorché gli studenti legano la professoressa in una scuola milanese!

Anni orsono un nostro gruppo di allievi si comportò male nello spogliatoio, venne spaccato il vetro di una finestrella, davvero caos.

Mario Cicioni entrò con me, li allenava Vincenzo Corradetti, disse loro:” Non potete comportarvi come fa il rospo che dal fondo del suo pozzo guarda su e crede che quello spicchio di cielo sia l’Universo. Dopo di voi entra un’altra squadra e il vostro comportamento deviante ci crea problemi.”

Furono tutti puniti con la sospensione di due sedute e il loro Mister per una decina di giorni fece loro portare i sacchi dell’immondizia, non c’era ancora la differenziata, fuori dal campo dove stanno i raccoglitori.

Concludo questo mio intervento senza voler apparire moralista, con le parole di un grande pedagogista:

·         L’infanzia poco sofferta

·        Il permissivismo

·         La mancanza di desideri

….producono atteggiamenti devianti tipici di molti giovani di oggi.

Ai vostri bambini, ai vostri ragazzi, vogliamo bene, cerchiamo di educarli al Calcio, e avrete compreso che la punizione è una componente educativa che quando serve va applicata per il loro bene.

 

IL Maestro

 

 

CHE VALORE HA PER ME ESSERE QUI ...

 

So bene di non essere a tutti simpatico, capisco che troppe volte ho parlato della disabilità di....

sono convinto che danno fastidio le mie osservazioni sul comportamento da tenere nello spogliatoio, soprattutto può apparire anacronistico che io vada ancora in campo con i piccoli, tuttavia ho ancora testimonianze di stima, di affetto, che mi spingono a lottare.                                                                      Giammai vorrò accodarmi al rispettabilissimo gruppo di simpatiche persone con Tacconelli in testa che giustamente frequentano il circolo, giocano a carte, scherzano, ridono e raccontano i loro vissuti.             Non so dove passerò il tempo, non riesco ad immaginare di stare ore in casa, laddove per tanti anni non sono andato nemmeno a pranzo.

Quando apro il cancelletto e sono "QUI" ringrazio di cuore chi mi concede ancora tanta fiducia.

Sono le ore 12:30, ho passato la mattinata con Marco, confrontiamo le nostre idee spesso.

Ora salgo al campetto e preparo la seduta, il cui focus oggi è un circuito tecnico-motorio.

Ci vuole tempo; far trovare un campo ben disegnato con il materiale predispone il bambino ad impegnarsi a far bene. Arriva Matteo accompagnato dalla nonna "buongiorno Maestro, posso prendere una palla?!" pioviggina, oggi niente pause ......

dopo dei 2012 arriva il gruppo 2011 Elite, avrò con me mister Leonori.

Sono QUI.                                      

Il Mestro