L' Angolo del Maestro

 

 

"SUTOR NE ULTRA CREPIDAM"

 

 

 

Or tu chi se’, che vuo’ sedere a scranna,

per giudicar di lungi mille miglia

 

con la veduta corta d’una spanna?



La virtù dell' umiltà

Nei miei viaggi, stage alla ricerca di nuovi orizzonti calcistici, ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Mino Favini, il guru bergamasco, ora ritiratosi a Como da dove aveva iniziato la sua professione. L'Atalanta grazie a lui ha sfornato decine di calciatori che dal settore giovanile "hanno scavalcato la siepe" come usa dire lui, passando alla 1° squadra. "Alla base del settore giovanile c'è bisogno di una preparazione importante dei tecnici dei tecnici sempre più adeguata e approfondita; c'è sempre maggiore difficoltà a trasmettere il concetto che per arrivare nel calcio bisogna affrontare sacrifici e che oltre il talento vi sono altre fondamentali qualità: applicazione, tecnica, valori morali." Questa la sintesi di quella mattinata che ebbi l'onore di ascoltare le sue parole.                                                                           

Eravamo ad Urbino e a confronto vi erano : Atalanta, Juve, Bologna, Inter. I concetti di Favini sono sempre stati semplici e diretti. La famiglia, la scuola e l'ambiente calcio, rappresentano le tre componenti che influenzeranno in maniera decisiva lo sviluppo motivazionale dei giovani.                                              

Ammoniva Favini: " E' possibile che intorno a un bambino talentuoso di 12 anni ci sia la processione di più procuratori, nessuno dei quali si chiede quale influenza negativa può avere sul ragazzo tutto ciò. "        Riguardo alla scuola osservava: " i ragazzi oggi hanno più conoscenza ma meno cultura di base. Ho la sensazione che la vastità delle informazioni vadano poco in profondità". L'allenatore con la sua autorevolezza, in concordia con la famiglia e la "società" può assumere decisioni significative, quali quelle di escludere un calciatore da una gara per insufficiente profitto sia scolastico che calcistico; non essere convocati fa parte del gioco, essere puniti, soffrire pillole anche di ingiustizia, ammesso che siano tali, è un toccasana per la loro crescita. Vale anche per i talentuosi tutto ciò.                                            Parlando del profilo di un allenatore ideale, raccontò che Cesare Prandelli diversi anni fa allenava la Primavera dell' Atalanta e subentrò con la 1° squadra; si prospettò per lui la possibilità di partire con essa ad inizio stagione ma lui chiese di rientrare nel settore giovanile perchè non riteneva concluso il suo percorso formativo. Concluse Favini: "questo è solo un esempio di come ci si dovrebbe comportare nel calcio; avere ambizioni ma anche senso della misura e dell'umiltà che resta una virtù significativa".

 

Il Maestro

 

 

C' è speranza se accade questo ....

28 ottobre Sono le ore 10.30 di domenica; è una giornata nuvolosa con pioggia. Nel campo a 11 si gioca Campitello - Don Bosco Perugia - Regionali A1 . Nel campo a 7 si gioca Campitello - AMC 98 categoria pulcini, a seguire Campitello - Narnia categoria pulcini 2008. Poi gli allievi di Brunetti, ieri balzato agli onori della cronaca nella trasmissione "verissimo" allorchè è stato nominato da Bobo Vieri. Sopra al campetto a 5 i 2011 elitè si confrontano con l'Amerina, c'è movimento e come! Noe è cosa da poco organizzare il tutto.       Il focus oggi sulla partita dei piccoli amici. Il campo è stato disegnato, diviso in tre campetti in parallelo per il 3x3. Praticamente giocano tutti in contemporanea mamme, papà, nonni sono lì a bordo campo, tanti i goal ma nessuno conosce il risultato. Non si sente una voce. I bambini dribblano, tirano, giocano incuranti della pioggia; qualcuno storce il naso e si chiede forse "ma che partita è questa?"; qualche altro è cosciente perchè questo modo di giocare gli rievoca quello che accadeva nel suo cortile di casa.... si parla di calcio di strada; fa un nonno :"le porte le facevamo con due sassi e non indossavamo le casacchine eppure ci riconoscevamo" dice questo perchè qualcuno voleva si indossassero le casacche poichè noi avevamo maglie blu e loro celesti. Discussioni pacate, anzi simpatiche e intanto i bambini giocavano senza tifo, senza critiche, senza suggerimenti. Sono passati 25 minuti e d'accordo con il loro mister, Matteo Leonori, mi fa un cenno, ok! Basta, i bambini raccolgono i cinesini, si spostano le sei porticine e palla al centro! Si parte con tre tempi da 10" la partita è ..... la partita, però il clima è quello giusto grazie al potere che ha la Fase che la precede. La pioggia aumenta ma oramai andiamo avanti tutti hanno disputato un tempo e metà dell'altro.    Non siamo falsi e sappiamo che abbiamo realizzato sei reti subendone una. Tutti i bambini escono con il sorriso salutandosi. Matteo Leonori ha condotto la gara della nostra squadra con il suo stile come d'altronde il mister dell'Amerina. Ora  c'è un autentico temporale, tutti sotto la doccia. C'è speranza se questo accade! Questi nostri piccoli amici: Simone, Mattia, Alessandro, Nicholas, Lorenzo, Marco, Filippo, Cristian, Federico, era assente Giulio. Io ho seguito la gara vicino a Francesco Caroprese che mi faceva notare un aspetto relativo al comportamento del portierino Simone, suo nipote. Ne ho preso atto e ne terrò conto in settimana. La partita offre indicazioni che vanno estrapolate, analizzate e utilizzate per migliorarle nella seduta settimanale. Sono le ore 16.00 sono a casa una volta tanto, su TEF c'è Giovanni Pagliari che sta parlando di argomenti veramente interessanti su quello che deve essere il rapporto genitori- figli  nell'ambito calcistico, "il pallone nel tempo si sgonfia -afferma Pagliari- allora è importante che sia servito a formare ragazzi pronti per la vita".

Il Maestro

 


Anni 60 .......

Siamo nel 1960....i nostri migliori anni, quanti ne sono passati! Troppe volte abbiamo visto tramontare il sole ..... La vita ci ha riservato gioie .... e dolori. Ma non voglio scendere sul personale ma ricordare un'epoca in cui i sentimenti costituivano un valore assoluto. Quanto era diversa la nostra città!                      

 

Da Pazzaglia a Piazza Tacito, su i due lati del corso tante erano le boutique, da Barbetti ad Antonelli, da Oliva a Shunnach e poi il negozio di Casagrande dove compravamo i 45 giri di allora, allorchè si ballava il ballo della mattonella e dominavano le classifiche Peppino Di Capri, Mina, Celentano, Rita Pavone, Gino Paoli. Davanti al juke box del CDA, la nostra piscina, nascevano amicizie e amori. Corso Tacito era un salotto davvero, e Piazza Tacito con la sua fontana, con il caffè Principe costituiva il cuore di Terni. Tanta l'eleganza, eravamo forse narcisisti, ma eleganti. Ci facevamo cucire camice avvitate dalle sorelle Casadei e la stoffa andavamo a comprarla in via della vite a Roma; le magliettine di vari colori ce le confezionava Ercole, all'inizio di via Cavour. I giovani ternani si distinguevano anche a Rimini per il loro stile e Elio Tosi direttore dell' Embassy li lasciava entrare nel famoso locale in dancing dove poteva accedere solo chi aveva classe e noi l'avevamo. Si incontaravano lì, Fellini ed altri personaggi, e vi si esibivano Fred Buscaglione e Mina.       

 

 

C'erano clienti famosi come Sergio Zauli e una volta alla settimana si alternavano musica, cabaret e varietà,sfilate.

L'Embassy era inizialmente una tavola calda con annesso American bar. L'aperitivo non era inteso come oggi, allora servire cocktail era un'arte sofisticata. dopo il '68 l'Embassy è diventato anche ristorante.

Mina usò il locale riminese come trampolino di lancio.  Noi ci mischiavamo ai giovani del posto che Elio Tosi sceglieva per fare entrare pur se non consumavano niente, ma essendo ben vestiti e avendo quella che lui definiva "classe Embassy" servivano per far ballare le donne con le quali si usciva a fine serata  "il trionfo dei vitelloni". La regola dei riminesi d.o.c. era quella di "acchiappare" le ragazze straniere con la pelle chiara perchè significava che erano arrivate da poco in città. Quelle abbronzate erano in partenza.....non valeva la pena impegnarsi con loro. Oggi tutto si è trasformato e quelli come noi vivono di ricordi.

 

Il Maestro 

 

                                                                                                 

Non si finisce mai di imparare ...

per saper insegnare!

 

Allenare il bambino a giocare.....educare un bambino a correre.....insegnare al bambino come stare in campo ....

Sono domande alle quali siamo costretti a rispondere trovando le giuste soluzioni.           

"Ricordiamoci che un bambino cresce giocando" ammonisce Piaget, ed aggiunge "....bambino non farti rovinare dalla programmazione....".

Cosa intendesse il famoso psicologo è chiaro e ne scaturisce trasferendo al calcio il suo monito riferito alla scuola, la metodologia dei "contenitori" nelle categorie dei piccoli calciatori.

Ogni bambino ha il suo modo di gioire, che è la sintesi delle sue paure, del suo modo di vedere le cose, che è il suo continuo e coerente modo di vivere.       

Nel momento in cui gli proponiamo un gioco come è nel nostro caso il calcio, proponiamo a lui un ambiente con dei personaggi e delle regole; lui le interpreterà e le vivrà in modo suo particolare che sarà il suo modo di giocare.

Noi come reagiamo a questi modi di giocare?

Nella stessa situazione vediamo bambini impavidi, altri timorosi, qualcuno euforico, qualche altro annoiato, qualcuno già capace di calciare.....

Noi reagiamo con difficoltà a questa vasta gamma di comportamenti, manifestando insoddisfazione, entusiasmo, condizionati dalle varie situazioni di gioco.

Anche l'allenatore ha un suo modo di ricevere e vivere le emozioni che i bambini mettono in campo durante il gioco.

Dobbiamo renderci conto che spesso è utile ed efficace andare a lavorare su di se per riuscire a dirigere la seduta prima di esagerare con proposte tecniche che potrebbero non corrispondere alle esigenze e capacità dei nostri calciatori in erba. Io sono uno di quelli, e sbaglio, che interpreto il chiasso, la festosità dei bambini come mancanza di rispetto e di serietà nell'approccio all'allenamento e alla partita, pur essendo consapevole che è normale che i bambini esprimano divertimento non solo tramite l'agonismo.

Obbligarlo a non esprimere alcuna emozione è un bloccare il gusto ad apprendere.

Ovviamente questo non comporta l'anarchia del vale tutto, so bene che dobbiamo gestire le loro emozioni assicurando la riuscita del gioco e l'apprendimento tecnico e tattico che deve però passare attraverso il divertimento e il piacere.

Quante volte noi adulti ci siamo divertiti e compiaciuti di quanto stiamo facendo? Proviamo che nell'arco della seduta, se quel giorno stiamo bene con noi stessi, a dire ai bambini "ora siamo su sky, faccio la telecronaca delle vostre azioni...." mettiamoci tutto l'entusiasmo e vi accorgerete come si vivacizza la partita che diventa anche più efficace; ricordiamoci che per un adulto è divertente ciò che è utile... per un bambino è utile ciò che è divertente.

Il Maestro 


Il costo della vittoria e il valore della sconfitta

Partiamo da un concetto base: stiamo formando, o meglio stiamo cercando di formare giocatori pensanti, che siano in grado di prendere decisioni in campo, di guidare una squadra, di rialzarsi dalle cadute, stiamo formando, o stiamo cercando di formare i giocatori del futuro, in un calcio sempre piu' veloce, che richiede prese di decisioni rapidissime, e richiede di prendersi delle responsabilità, di osare, di rischiare ad ogni intervento.

Ma non finisce qui .... stiamo formando, o stiamo cercando di formare, ragazzi, futuri uomini, che avranno un posto nella società, ognuno il loro posto a seconda delle proprie attitudini, delle proprie competenze del proprio vissuto.

Sono a Campitello da 20 anni,  dopo un paio di campionati tra Allievi e Juniores mi sono immediatamente specializzato nel settore di base, laddove ho potuto constatare che i bambini, i ragazzi, ..i genitori, e spesso io stesso .... non sappiamo perdere. Per essere esatti non si riesce a sopportare il peso della sconfitta, del richiamo, dell' errore. 

Perso la partita ? 

colpa dell' avversario che ha imbrogliato, che era piu' grande, colpa dell' allenatore che ha sbagliato le sostituzioni, colpa del portiere che non ha parato, colpa del compagno che ha sbagliato questo o quell' intervento ...

Alcuni poi se la partita si mette male, vengono presi dal mal di testa, mal di pancia (ed attenzione che a volte che sono reali), perchè non sopportano il peso di cio' che stà accadendo in campo.

Cosa manca loro ??? ... manca la "resilienza", la resilienza è uno degli aspetti fondamentali del giocatore del futuro, ed è semplificando, la capacità di resistere alle difficoltà, ed alla fatica senza mollare.

Non si tratta sicuro di un' aspetto prettamente calcistico, la resilienza formerà il bambino, l'adolescente, l'adulto, perchè oggi tanto disagio e tanti problemi, nel modo della scuola, del lavoro, dei rapporti, degli affetti personali, perchè tanti problemi, e tante persone in difficoltà, che arrivano anche a gesti estremi per motivazioni apparentemente non poi così gravi .....

Semplicemente perchè non sanno cosa significhi dire la sofferenza, perchè non sanno cosa voglia dire non essere perfetti, perchè non sanno reagire agli errori ed ai conseguenti rimproveri .... in una parola ...."non sanno perdere" 

A questo punto rientriamo in ambito calcistico: 

Quale allenatore entra in campo per perdere ?? o peggio per partecipare ?? ...nessuno, non di certo Io !! 

Rammento ancora le parole di Horst Wein allorchè seguimmo un suo "Clinic" a Santa Sabina, con Riccrdo Viel in una fredda giornata di qualche anno fà, quando poi il giorno seguente partecipando ad un' altro Corso di aggiornamento a Petrignano di I.Zauli e Riccardo fù "folgorato" dal metodo Coerver, ce le ho stampate in testa quelle parole, quelle frasi, io che per anni prima a Narni, poi a Campitello avevo fatto un "culto" della vittoria.

disse Horst Wein:

"Quale allenatore entra in campo per perdere ? o peggio per partecipare ? nessuno ! e se il vostro allenatore è così, per carità allontanatevi !! ...non si gioca mai per perdere !! men che meno per partecipare"

Ma se dopo aver messo il massimo impegno arriva una sconfitta, le lezioni, sono, devono essere due:

1. l'avversario era piu' bravo di me

2. ho fatto degli errori che hanno permesso all' avversario di vincere.

I due punti citati, senza cercare alibi sono l'unico modo perchè il bambino, il ragazzo possa imparare una lezione per il futuro.

Fin qui tutto vero, sacrosanto, poi però c'è l'altra faccia della medaglia, veniamo al nostro lavoro quotidiano, ci permettiamo di correggere un' po' il tiro di Horst Wein ......noi preferiamo magari non vincere oggi, ma lavorare per creare ragazzi/atleti che possano vincere domani, realizzarsi nello sport che amano, cercando di esprimere al massimo il loro potenziale.

La vittoria di oggi è già passato domani, figuriamoci per un bambino di 12 anni .... 

Se vogliamo il loro bene, la loro crescita, dobbiamo alzare l'asticella di fronte a tante vittorie abbiamo il dovere di alzare loro l'asticella, le difficoltà, pena la mancanza di crescita nei ragazzi;

a cosa serve al livello giovanile un campionato intero senza sconfitte ? ... serve a poco, evidentemente non' era il livello adatto per quei giocatori ..... abbiamo perso tempo !! .. evidentemente abbiamo preferito vincere un campionato, che magari spostare alcuni ragazzi ad un livello superiore, magari coi piu' grandi per dargli l'opportunità di incontrare difficoltà adeguate al loro livello, permettendogli di perdere ... e quindi di capire dove si doveva migliorare. 

Abbiamo lavorato per noi, per noi dirigenti, per noi allenatori, per un trofeo in bacheca in piu', non per loro !

dice Horst Wein: "un tecnico che vince tutto con i giovani, non ha lavorato per il futuro dei ragazzi, ma per il proprio!"

Concludo con un dato che sciorino'  in quella fredda giornata, e mi rimase impresso, il 95% dei professionisti europei all' età di 12 anni non giocava in un vivaio professionistico, ma in una squadra dilettante.......

poi come affermiamo sempre al "nuovo" Campitello, .... "ci sono dilettanti e dilettanti "....  

Il Maestro

 


Lassù dove nidificano le Aquile

 

"Lassù .... dove nidificano l Aquile" questo slogan mi riporta indietro nel tempo , allorchè allenavo nella Narnese, mi ricorda il giornalista Danielli Giovanni, tipico personaggio che usava tale titolo quando la squadra rossoblu' nera in testa alla classifica e la "fossa dei leoni" ribolliva di tifo in quello che oggi è stato intitolato a Moreno Gubbiotti, che tutta Narni ha stimato e porta nel cuore.

Oggi utilizzo tale slogan per esaltare il Cammino della nostra prima squadra che stà sciorinando la tabellina del 3.

Marco Laureti non si esalta e predica umiltà.. e fà bene, poichè il calcio insegna che l'umiltà è un valore importante.

Tuttavia tutti noi, i tecnici, il Settore Giovanile tutto, i Genitori i pochi tifosi del quartiere sono orgogliosi di questi ragazzi che con la spavalderia tipica della gioventù mettono in pratica i dettami del loro mister. Il Campitello stà vivendo un momento magico e forse mai tutti noi ci siamo sentiti così vicini alla prima squadra proprio perchè è costituita da ragazzi cresciuti quasi tutti nel nostro settore giovanile.

Lo stesso DS Riccardo Bigi con nel cuore la nostalgia del campo si gode questo momento magico unitamente alla dirigenza e guarda "lassù dove nidificano le Aquile" .....    

 

Il Maestro 



"Le Mamme del calcio "

Oggi il "mestiere" di mamma è assai piu' difficile rispetto al passato, quando la donna era soprattutto una casalinga ed aveva tutto il tempo da dedicare alla propria famiglia. Vi vedo spesso andare di corsa e non è facile conciliare il tutto: la cura della casa, il lavoro, il corso di inglese, il calcio, il catechismo, ma voi riuscite ad organizzare, a razionalizzare al meglio la vostra giornata, anche dietro ai vostri social ai vostri giga .....

Mi accorgo che ci sono persone che trascorrono ore incollate allo smartphone. 

Io ho un vecchio Nokia e non riesco a comprendere il vostro "mondo" una questione personale diventa argomento di tutti ....

Un ragazzo ha un problema con il mister ... sul caso intevengono venti persone , ed ognuno dice la sua; si va davvero perdendo il senso dell' individualità in nome del collettivo, allora "keep calm, please wait " .... calma

Vi dò un consiglio, che tra l'altro è dettato dai pedagogisti anche loro disorientati da questo tempo che corre troppo velocemente. 

Dedicate un pomeriggio o l' intera giornata al vostro "gioiello", mi stò rivolgendo al mondo dei bambini.

Non mandatelo magari un giorno a Scuola, e vivete con lui la città, pur nel suo degrado; accompagnatelo al mercato, o dove preferite, poi tornate in casa, staccate il telefonino, spegnete la Tv e dedicatevi a lui, raccontategli una favola, fategli gustare il bello di stare con lui con serenità, ritrovando il gusto delle cose perdute, quel mondo di quando chi ha visto tante volte tramontare il sole non esiste piu'.

Quando noi "vecchi" da bambini credevamo che le lucciole fossero stelline cadute dal cielo, tanto piccolo era il nostro orizzonte.

Vi ho annoiato, ma non posso esimermi da ricordarvi di filtrare ciò che la televisione propone, anche nelle fasce non protette, violenza ... su violenza. 

Il Maestro 






IL VALORE DELLA PUNIZIONE

Mai come oggi una generazione di giovani vive altrettanto benessere e disarmante vulnerabilità. Ragazze e ragazzi crescono senza conoscere il senso della frustrazione e del dolore, che vivono aggrappati ad un presente fatto di privilegi e incerti di un futuro insicuro.

Identità fragili, spesso alle prese con famiglie fragili. Genitori altamente indecisi tra il ruolo di amici o complici, fra severità e buonismo, controlli e fiducia.

Mai come oggi i giovani devono affrontare una società incapace di prestar loro attenzione e il rispetto, i piccoli segni di affetto e i grandi ideali di cui hanno bisogno. Spesso noi adulti non siamo capaci di ascoltarli e loro sono disorientati.

Anche noi, qui nel Pianeta Calcio, ci chiediamo quale sia il confine che limita la severità e la comprensione e a volte siamo costretti a punire anche se a malincuore.

Ma ricordiamoci tutti che la Scuola è andata in crisi da quando è stata demonizzata la punizione, ed ecco poi che rimaniamo sbalorditi allorché gli studenti legano la professoressa in una scuola milanese!

Anni orsono un nostro gruppo di allievi si comportò male nello spogliatoio, venne spaccato il vetro di una finestrella, davvero caos.

Mario Cicioni entrò con me, li allenava Vincenzo Corradetti, disse loro:” Non potete comportarvi come fa il rospo che dal fondo del suo pozzo guarda su e crede che quello spicchio di cielo sia l’Universo. Dopo di voi entra un’altra squadra e il vostro comportamento deviante ci crea problemi.”

Furono tutti puniti con la sospensione di due sedute e il loro Mister per una decina di giorni fece loro portare i sacchi dell’immondizia, non c’era ancora la differenziata, fuori dal campo dove stanno i raccoglitori.

Concludo questo mio intervento senza voler apparire moralista, con le parole di un grande pedagogista:

·         L’infanzia poco sofferta

·        Il permissivismo

·         La mancanza di desideri

….producono atteggiamenti devianti tipici di molti giovani di oggi.

Ai vostri bambini, ai vostri ragazzi, vogliamo bene, cerchiamo di educarli al Calcio, e avrete compreso che la punizione è una componente educativa che quando serve va applicata per il loro bene.

 

IL Maestro

 

 

CHE VALORE HA PER ME ESSERE QUI ...

 

So bene di non essere a tutti simpatico, capisco che troppe volte ho parlato della disabilità di....

sono convinto che danno fastidio le mie osservazioni sul comportamento da tenere nello spogliatoio, soprattutto può apparire anacronistico che io vada ancora in campo con i piccoli, tuttavia ho ancora testimonianze di stima, di affetto, che mi spingono a lottare.                                                                      Giammai vorrò accodarmi al rispettabilissimo gruppo di simpatiche persone con Tacconelli in testa che giustamente frequentano il circolo, giocano a carte, scherzano, ridono e raccontano i loro vissuti.             Non so dove passerò il tempo, non riesco ad immaginare di stare ore in casa, laddove per tanti anni non sono andato nemmeno a pranzo.

Quando apro il cancelletto e sono "QUI" ringrazio di cuore chi mi concede ancora tanta fiducia.

Sono le ore 12:30, ho passato la mattinata con Marco, confrontiamo le nostre idee spesso.

Ora salgo al campetto e preparo la seduta, il cui focus oggi è un circuito tecnico-motorio.

Ci vuole tempo; far trovare un campo ben disegnato con il materiale predispone il bambino ad impegnarsi a far bene. Arriva Matteo accompagnato dalla nonna "buongiorno Maestro, posso prendere una palla?!" pioviggina, oggi niente pause ......

dopo dei 2012 arriva il gruppo 2011 Elite, avrò con me mister Leonori.

Sono QUI.                                      

Il Mestro